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Comunicato Stampa di Daniele Conflitti - Presidente del Circolo di Legambiente “Valle del Liri”
Venerdì 31/8 presso la Biblioteca Comunale si è tenuto un incontro tra i dirigenti della Burgo Spa, gli amministratori comunali, associazioni e comuni cittadini per “condividere” le informazioni e le metodologie che si adotteranno per la realizzazione della oramai famosa Centrale Turbogas che verrà istallata presso lo stabilimento della Cartiera Burgo a Sora.
La Legambiente era presente e rappresentata dal presidente del Circolo di Sora “Valle del Liri” Dott. Daniele Conflitti che ha seguito attentamente lo svolgersi del dibattito e dopo una attenta analisi presenta le proprie perplessità, dubbi e anche alcune conclusioni.
In primo luogo dobbiamo sicuramente informare tutti i cittadini che ,in Italia, dovunque si è cercato di costruire una centrale a Turbogas nei pressi di un contesto abitativo, la cittadinanza, le associazioni e talvolta le amministrazioni, si sono impegnati preventivamente per evitare che tali opere venissero realizzate poiché giudicate sicuramente dannose per la salute dei cittadini. Quando non sono riusciti a bloccarle hanno attivato dei servizi di monitoraggio e controllo e hanno richiesto che, per sopperire ai disagi causati da tali impianti, venisse fornita energia elettrica e riscaldamento se non gratis quantomeno a prezzi agevolati.
A Sora la situazione è un po’ diversa, durante la presentazione dei dati relativi all’impianto i tecnici della Burgo hanno dato visibilità e risalto a una serie di dati che complessivamente tendevano a rassicurare i presenti scordandosi però di presentare l’altra faccia della medaglia ovvero la stretta correlazione che esiste tra le polveri sottili emesse da questo tipo di centrali e l’aumento delle malattie cardio-respiratorie causate dalle stesse. Noi abbiamo scelto due tra i più autorevoli ed estesi studi sulle conseguenze sanitarie dell'inquinamento da polveri sottili: uno europeo e l'altro italiano.
Quello europeo è "Air Pollution and Health: a European Approach 2 (APHEA2)" del 2001,che su incarico dell'Unione Europea analizza ben 29 grandi città europee sulle quali esiste un buon monitoraggio delle polveri sottili. Attesta correlazioni significative tra picchi di inquinamento e mortalità a breve termine in quasi tutte le città, una grande differenza di risultati tra città e città, con una incidenza di morti inattese maggiore in presenza di altri inquinanti (ossidi d'azoto) e di climi più caldi. Ma non cerca e non trova correlazioni con effetti sanitari a lungo termine.
Quello italiano è il MISA (Metanalisi Italiana degli studi sugli effetti a breve termine dell'inquinamento atmosferico, 2004) arriva alle seguenti conclusioni :
• aumento della mortalità giornaliera per tutte le cause naturali (e per le malattie cardiorespiratorie) associato ad incrementi della concentrazione degli inquinanti atmosferici studiati (in particolare NO2, CO, PM10).
• forte evidenza, per ciascuno degli inquinanti, di variazioni percentuali di ricoveri
ospedalieri e di mortalità, più elevate nella stagione calda;
• ritardo variabile delle associazioni tra concentrazioni ambientali di inquinanti ed
effetti sanitari in studio a seconda dell'inquinante e dell'esito considerato. Per esempio l'aumento di rischio per la mortalità, riguardante tutte le cause naturali, si manifesta entro pochi giorni dal picco di inquinamento (due giorni per il PM10, fino a quattro giorni per NO2 e CO);
• impatto "complessivo" sulla mortalità per tutte le cause naturali compreso tra l'1.4% e
il 4.1% per gli inquinanti gassosi (NO2 e CO). Mentre per il PM10, considerate le differenze delle stime di effetto tra le città in studio, varia tra l'1% e il 3.3%;
• debole evidenza degli effetti a breve termine dell'inquinamento atmosferico per le classi di età estreme (tra 0-24 mesi e sopra gli 85 anni).
Si è visto così che nel periodo in studio il PM10 ha provocato circa 900 decessi in più all'anno. Anche gli inquinanti gassosi, come il biossido d'azoto (NO2) e il monossido di carbonio (CO) provocano un gran numero di vittime: si sono contati ogni anno circa 2.000 morti in più attribuibili al primo e 1.900 morti attribuibili al secondo.
Gli studi italiani, proiettati sulla popolazione nazionale, potrebbero attribuire all'inquinamento circa 20 mila morti all'anno (al solo PM10 molti meno). Una strage, maggiore dell'incidentalità sulle strade (circa 7 mila morti). In proporzione, nel lodigiano i morti sarebbero circa 70, più di uno alla settimana.
Ecco perché gli ambientalisti hanno sempre insistito sulle pesanti conseguenze sanitarie dell'inquinamento e non solo sul PM10, né sulle sole patologie tumorali.
Come si può ben vedere l’altra faccia della medaglia c’è ed è abbastanza opaca, non vogliamo essere allarmisti e neppure ambientalisti integralisti ma la famosa Centrale sorgerebbe in un contesto densamente abitato e tutto quello che uscirà da quei camini non sarà certamente aria fresca e salubre.
Chiediamo quindi in prima istanza che il Comune si “equipaggi” delle centraline di monitoraggio, che venga istituita una commissione che effettui uno studio parallelo a quello condotto dai tecnici della Burgo, che la Burgo provveda a fornire l’energia elettrica prodotta in esubero agli stabili pubblici del nostro Comune ad un costo agevolato e che vengano piantati alberi e bio-indicatori che vadano a compensare l’aumento di anidride carbonica prodotta dalla centrale.
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