a cura di Chiara Canali
Venerdì 17 aprile, dalle ore 19.00, inaugura alla Fabbrica Borroni di Bollate (Mi), nella suggestiva sala del Cavedio, la prima personale a Milano dell’artista Fabiano Parisi.
Dopo il progetto fotografico Contemporaneamonti a Roma, FABIANO PARISI (Roma, 1977) sbarca a Milano con la mostra Still Life, che prosegue ed arricchisce il suo attuale progetto artistico dei Residui industriali e umani. Una ventina di stampe fotografiche in tecnica mista e resina su ferro, incorniciati da frame sui quali l’artista interviene pittoricamente, riportano in vita gli spazi silenziosi delle fabbriche abbandonate e delle aree dismesse ai bordi delle metropoli industriali.
In contemporanea alle stampe fotografiche verrà realizzata l’installazione (R)esisto che consiste in un container in ferro che racchiude tre light box con le vedute interne di una stessa fabbrica, ripresa su tre lati (inquadratura frontale e due laterali). Una sorta di “meta-fabbrica”, una fabbrica nella fabbrica, accompagnata dal suono ripetuto di gocce d’acqua che cadono sul pavimento, per ricreare l'atmosfera di trovarsi immersi nei residui di una grande fabbrica abbandonata.
Il titolo Still life, letteralmente “natura morta” come fotografia di oggetti inanimati all’interno di set ricreati in studio, riflette sul procedimento fotografico di Fabiano Parisi che gioca con i luoghi immobili e senza vita delle archeologie industriali delle nostre città, colmando quella frattura tra la vita di un tempo e la vita in essere. La sua tecnica fotografica diventa un meccanismo in grado di trascrivere ciò che è già stato “scritto” in quei luoghi e ciò che è ancora visibile. La sua fotografia si prefigge di riportare in vita quegli oggetti ora immoti, raccontando una storia con delle immagini simmetriche e geometriche, costruite tramite inquadrature rigorose e potenti, che vogliono ritrovare l’ordine nel caos dell'abbandono. “Still life significa ‘oggetto immobile’. Ma questi oggetti, le fabbriche, hanno una loro vita, portano il segno del tempo. Forse è quello che accade adesso dentro a queste fabbriche svuotate di significato, di vita, che in silenzio continuano a rimanere in piedi e nella loro imponenza passano inosservate ai più. Dimenticandosi di quante storie di vita ci siano passate e quante ci abitano ancora dentro. Standoci dentro se ne sente l'eco e se ne trovano le tracce. Quando mi fermo in una di queste fabbriche immagino sempre tutti gli operai che lavoravano lì dentro, ritrovo uno spaccato della follia umana in questi posti, che prima servivano, ora non più” (Fabiano Parisi). L’esposizione sarà accompagnata da un catalogo a colori di circa 48 pagine, edito da Zeta Skorpii Editore con testo critico di Chiara Canali, e un apparato iconografico di circa 30 immagini.
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