|
Ciccio Franzese, torna dopo alcuni anni di assenza, ad esporre a Cassino. Dal 15 al 27 maggio la sua ultima produzione artistica sarà allestita presso la Biblioteca comunale di Cassino. L’inaugurazione del vernissage, patrocinato dal Comune e dall’Università di Cassino, è prevista per martedì 15, alle ore 18,00. Le ultime mostre le ha tenute ad Isernia e Grosseto, poi una pausa di riflessione in attesa di festeggiare i 50 anni di attività. Di origine nolana, da più di 40 anni Franzese è stato adottato da Cassino, dove è stato attivissimo come insegnante, artista, sostenitore dello sviluppo culturale locale. Il prof. Sergio Cortesini, docente di Storia dell’arte contemporanea dell’Università di Cassino, ha scritto la prefazione del nuovo catalogo del pittore. Nella sua critica non mancano accenti polemici nei confronti del deturpato paesaggio locale. Qui ne pubblichiamo solo alcuni stralici, ma consigliamo una lettura integrale dell’interessante testo.
“Franzese dispiega l’apparente saccarina di una serie di brani campestri e marine sospesi in una eterna primavera. Ne sono espunti le palazzine, le automobili, i tralicci elettrici, e tutti gli elementi disarmonici del paesaggio. Il cielo non presenta dramma – né pioggia o nuvola – e neanche le ombre nette dell’estate. Vi è un’uniforme luminosità, che cancella il senso del tempo. I paesaggi di Franzese, nonostante la dichiarata adesione all’ambiente locale, sono distillatati da un filtro sentimentale. L’artista insiste sul “messaggio ecologico” della sua pittura, ma evidentemente tale nozione non va intesa come coscienza ambientalista. I soggetti sono eminentemente apolitici. Di più, egli parla di “spinta” sollecitata in lui dalla natura. Il messaggio, dunque, è implicitamente racchiuso nell’attitudine intimista verso la realtà, nella poetica delle cose semplici, e nella costruzione – apparentemente realista ma in realtà arte-fatta – di un mondo di presunta armonia. Franzese ha continuato a frequentare la campagna lungo il Gari e la costa campana, restituendone distese ondeggianti di grano verde, prati fioriti con casupole bianche, vegetazione mediterranea su uno sfondo di mare blu. C’è anche dell’altro: il motivo, più volte frequentato, di una farfalla, gigantesca, appoggiata sull’erba di un prato, le ali appesantite e dispiegate. È il simbolo della perduta armonia tra l’uomo e la natura (“l’uomo non vola più – dice l’artista – le farfalle non ci sono più”). Tali farfalle – in realtà più simili a falene – suggeriscono un’inesprimibile inquietudine che tinge l’apparente serenità del tema. Le immagini della natura, distillate ed interiorizzate, intrappolano involontariamente tracce di un contenuto inconscio.
Non a caso, nel suo studio Franzese lavora ad un cavalletto posto verso l’angolo più interno della stanza. Dipingendo, egli volge le spalle sia alla finestra – la realtà esterna – che si affaccia su condomini di Cassino e verso il fianco spoglio delle colline, sia agli scaffali della libreria, in cui scorgo raccolte di scritti di Magritte, Kandinsky e altri protagonisti delle avanguardie. Velatura su velatura, in un lavoro di memoria e interpretazione, sulla tela prende forma la fascia turchese del mare sotto un cielo limpido, visti dalla terrazza di una villa mediterranea.
Scene senza figure e narrazione, presumibilmente contemporanee ma in realtà indefinibili, tali opere testimoniano la ricerca di armonia interiore, tranquillità dell’anima, ritiro dalla folla e compensazione al quotidiano agire. I quadri sono tanto a-temporali nei temi quanto nello stile.
Affezionato al repertorio collaudato e all’idea di perpetuare la tradizione impressionista, Franzese segue il codice espressivo nel quale milioni di persone riconoscono il valore dell’arte”.
|