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Comunicato Stampa Laboratori Educazione Ambientale Isola del Liri e Acuto:
Redatta dalla Dott.ssa Sabrina Pietrobono, la pubblicazione “Le Foglie N°61 – novembre 2007” è dedicata alla Torre di S. Eleuterio, nel comune di Arce.
I Laboratori di Educazione Ambientale di Isola del Liri ed Acuto diffondono il n. 61 della collana “Le Foglie”, mettendo la monografia a disposizione di tutte le scuole come di chiunque voglia scaricarla dal sito del LEA (www.leafr.it). Lo studio, condotto dalla dottoressa Pietrobono, è dedicato alla Torre di S. Eleuterio, altrimenti chiamata Torre del Pedaggio, Torre di Campolato o Torre Saracena. Sede di dazio tra il Regno di Napoli e la Terra del Papa, il complesso a cui la torre appartiene rappresenta ciò che rimane del distrutto villaggio di Pontecampolato, nel “tenimento” di Arce, nell’area pianeggiante prospiciente l’alveo del fiume Liri. Della sua esistenza si ha notizia già all’inizio del XIV secolo nelle Rationes Decimarum, dal 1308-1310. Per molti secoli luogo di passaggio per pellegrini e viandanti, il ponte sul Liri fu distrutto nel 1690 dal Duca Boncompagni in seguito alla disposizione della Regia Corte di Napoli cui premeva di mantenere un solo luogo di pedaggio nel territorio di una stessa terra. Il declino del complesso, a cui apparteneva anche un’osteria, fu definitivamente segnato dalla costruzione della Napoli-Sora tra il 1794 ed il 1823.
Alle note storiche, segue la descrizione accurata del complesso architettonico che, precisa l’autrice della monografia, “risponde ad una tipologia di costruzione a torre presente nel Lazio Meridionale. (…) La torre, a pianta quadrata (6,15x6.20) è alta 19 m, e si sviluppa per cinque livelli originari”. Lo studio della dottoressa Pietrobono si sofferma sulla descrizione accurata di tali livelli a cui si accede internamente attraverso botole e scale lignee. “Il complesso”, ricorda ancora, “è stato oggetto di un concorso di restauro nel 1998 che ha prodotto interessanti proposte operative (…) E’ auspicabile che almeno una di quelle proposte (…) possa diventare la spinta per realizzare una consona destinazione d’uso del complesso, che non stravolga infine la natura dell’impianto”.
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