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Al via la seconda stagione del progetto interregionale "Spazi per la danza contemporanea" presso il Teatro Cinema Mangoni - Isola del Liri
venerdì 20 febbraio ore 21.00:
SARA SIMEONI
NON TRASCURO
coreografia, scenografia e interpretazione Sara Simeoni
musica Alessandra Celletti, Paky Zennaro, Random-Inc, J. Brahms, Clogs, The Elephant
editing musicale Riccardo La Barbera
luci Danila Blasi
video Stefano Maksan Di Martino
produzione Associazione Sosta Palmizi - Senza Piombo - Cs 376
con il sostegno di Centre Chorégraphique National Roubaix Nord - Pas de Calais
durata 20’
COMPAGNIA STALK
ONLY YOU AND YOU ALONE
ideazione Daniele Albanese
di e con Loredana Scianna (corpo vocale), Maurizio Soliani (live kaoss), Daniele Albanese (danza), Echinocactus Grusonii (Cactus)
luci Vincenzo Alterini fonica Antonio Verderi
produzione ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione - Teatro Errante
durata 35’
Luci, immagini video, musica a sostenere il viaggio doloroso ma vitale di una donna nel proprio corpo, per prenderne consapevolezza, per prendere coscienza della propria fragilità e della propria vulnerabilità, come della propria forza, nell’oscillare tra la voglia d’abbandonarsi alla malattia e la quella di prendersi cura di sé. NON TRASCURO, coreografia ideata ed interpretata da Sara Simeoni, in scena al Teatro Cinema Mangoni di Isola del Liri venerdì 20 febbraio, «è un viaggio a ritroso - dentro me – dice la coreografa - fino a raggiungere una piccola cavità formatasi nel mio polmone sinistro. All’interno di questo “buchetto” mi sono denudata, abbandonandomi al vuoto nero di quel luogo. Lasciandomi andare a quel silenzio. È proprio cedendo al silenzio che il corpo lentamente ha parlato. Parole che si sono trasformate in vibrazione, in canto».
È invece un “ritratto di solitudine per interno” ONLY YOU della Compagnia Stalk (in programma a seguire, sempre il 20 febbraio); mescolando azioni, danza ed elaborazioni sonore, la coreografia ruota intorno alla noia ed alla solitudine, che si declinano sino alle estreme conseguenze sul leit-motiv della canzone dei Platters, destinata a tornare nel corso dell’azione sempre più distorta, come la danza. «C'è una linearità drammaturgica che va dalla noia (ripetizione ossessiva, inerzia fisica, materiale e spirituale) alla violenza efferata – dichiara la compagnia -: non un sillogismo perfetto, ma di sicuro un paradigma puntuale del nostro presente. A fare da detonatore, l'impossibilità di relazione con l'altro. Abbiamo lavorato su quello che non c'è, sulla mancanza come circuito chiuso e non fecondo, sul privato come privazione, sulla patina d'anestetico che azzera i sensi e fa di noi bestie mai sazie. Il desiderio e la sua soddisfazione non hanno più una corrispondenza».
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