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di Gianni Fabrizio
Lo studio di padre Luca Brandolini, al secondo piano della cittadella del vescovado, è immerso in una quiete unica. La luce, delicata e tenue della stanza, entra dalle due finestre laterali, alle spalle della scrivania.
Dalle tendine si intravede il verde intenso che avvolge la collina di S. Casto, macchiata qua e là, da timidi ciuffi gialli delle ultime ginestre. In questo studio sono nati tanti dei progetti, delle riflessioni, delle lettere , delle idee, delle indicazioni, delle linee guida, degli insegnamenti, degli incontri, dei colloqui, dei dialoghi, dei momenti più significativi, gioiosi ed anche amari, dell’ultimo periodo dei sedici anni della proficua e feconda attività di servizio di mons. Luca Brandolini, “il vescovo della gente che ha poco del prelato ma che ha praticato soprattutto la pastorale del cuore”. E sono mille e mille i modi con cui giungono e continuano a giungere a padre Luca,da parte della gente, gli attestati di stima e di affetto, come “segno” che il seme gettato, dal 9 ottobre 1993, è risultato ricco di frutti e di contenuti. Questo vuol dire che è stata tutto un “dono” la presenza in diocesi di mons. Luca Brandolini che ha sempre voluto indicare i molteplici sentieri della speranza: sedici anni come un lungo tempo di grazia. Ora dal prossimo 20 settembre “consegnerà” il testimone a mons. Filippo Iannone, 84° vescovo e guida della Chiesa che è qui da noi, e che si affaccia lungo gran parte del percorso del fiume Liri, dall’Abruzzo a Sora fino a Pontecorvo. Padre Luca Brandolini sta vivendo questi giorni sopraffatto da mille emozioni e da intensi ricordi e memorie significative. E siccome venerdì scorso, 3 luglio, a Roma, presso il Vicariato, c’è stato il primo incontro ufficiale tra i due vescovi, abbiamo voluto ascoltare padre Luca Brandolini nel suo studio. E’ egli stesso a “raccontarci” come è avvenuto. Prima di tutto, senza dubbio, vogliamo immaginare il lungo e calorosissimo abbraccio fra loro. “ Per iniziare, permettetemi di parlare delle emozioni e più in generale del mio stato d’animo, in questi ultimi giorni di permanenza in Diocesi. Ho avvertito forte il dissidio interiore già confessato da S. Paolo: da una parte il desiderio, peraltro scaturito da un mio progetto, quello di restare a Sora, dopo l’accettazione delle mie dimissioni per rendermi utile al Centro Pastorale “S. Luca”, e dall’altro il dovere dell’obbedienza fattasi sempre più chiara negli ultimi giorni di andare, anzi, di ritornare a Roma.
“Mi sono state di aiuto le parole di S. Giovanni Crisostomo: “Signore, sia fatta la tua volontà. Farò quello che vuoi tu, non quello che vuole il tale o il talaltro. Questo è il bastone del mio sicuro appoggio. Se Dio vuole questo, bene! Se vuole che io rimanga , Lo ringrazio. Dovunque mi vuole, Lo ringrazio”. L’uomo propone e Dio dispone.
Ci sono poi le emozioni di questi giorni, ha ribadito mons. Luca Brandolini. Le attestazioni di affetto, di stima, che sto ricevendo da parte di tante persone mi commuovono. E poi, l ’altra grande, grandissima emozione. E’ stata unica, quella provata incontrando mons. Filippo Iannone . Io, mons. Filippo Iannone, lo conoscevo già, in Assemblea della CEI. Ma è stata tutt’altra cosa, in Vicariato a Roma, sedere , insieme, intorno a quel tavolo, con Lui a fianco a me, sapendolo mio successore. Tra l’altro ci siamo accomodati nella sala attigua allo studio del cardinale Agostino Vallini, dove ci si radunava per il Consiglio Episcopale. Ahi, quanti ricordi! I ricordi indelebili di 20 anni di servizio, dal 1973 al 1993.
Abbiamo dialogato per più di due ore, continua padre Luca.. Io mi sono sentito subito a mio agio e credo anche lui. Ci eravamo incontrati al “Carmine” di Napoli nel luglio dell’88: io appena nominato vescovo e lui giovane prete. Entrambi, comunque, figli del Concilio. Mons. Filippo Iannone , ha specificato convinto padre Luca Brandolini, mi è apparsa una persona semplice, napoletano verace, sacerdote e religioso esemplare. Abbiamo fatto una lunga e dettagliata carrellata sulla Diocesi. Mi hanno aiutato in questo dialogo una cartina geografica alla mano ed il nostro annuario. Gli ho descritto questa nostra Chiesa. Mi sono soffermato su persone, istituzioni, realtà ecclesiali e non, evidenziando le problematiche non solo pastorali ma anche sociali. Con piacere ho constatato che abbiamo identità di vedute e che gli orizzonti teologico – pastorali, quindi gli obiettivi, sono gli stessi Ha una grande voglia di fare. Proprio come me, con la stessa intensità di quella carica, mai persa, che mi animava sedici anni fa, quando io entrai a Sora. Gli ho presentato il progetto pastorale nato dopo le visite nelle parrocchie e riportato sul volume “Costruiamo la Chiesa”. L’ho visto molto attento, interessato, soddisfatto. Mi ha molto colpito, ha concluso padre Luca Brandolini, l’attenzione che ha manifestato verso i giovani preti e verso la pastorale vocazionale”. Ecco, una pagina di storia della Chiesa di Sora Aquino Pontecorvo si sta per chiudere e se ne sta aprendo già un’altra. Storia che diventa dono, servizio e testimonianza anche attraverso l’opera e il lavoro continuativo di due vescovi, oramai “sorani” a pieno titolo.
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