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La piazza, nella felice dominanza di colori ocrati e nella disposizione degli elementi architettonici, ricorda le antiche, belle piazze d’Italia. La statua, raccoglie la luce nel nitore del bronzo e la restituisce frammentata dalle pieghe tormentate di una divisa che testimonia ancora la dignità di essere soldato. Dalla bocca dell’eroe, stirata in uno spasimo di rabbia e di tensione estrema, si propaga nell’aria tersa e luminosa di una mattina assolata, un grido che pur senza suono, risuona agghiacciante nella mente e nei cuori di tutti i presenti.
Enrico Toti era da tempo pronto a morire per dare testimonianza di se stesso, della sua idea di patria che era quella di Garibaldi, di Mazzini, di Nazario Sauro e di tutti coloro che, con la loro testimonianza di vita e di morte, hanno costellano la strada dell’Italia per assurgere a dignità di nazione una e indivisibile. E’ una mattina splendida di sole e di partecipazione commossa delle autorità e della cittadinanza di Cassino, all’inaugurazione di un monumento che ricordi il sacrificio di Enrico Toti durante la prima guerra mondiale. C’è un filo rosso di sangue e di martirio che lega indissolubilmente questa cittadina del basso Lazio, di nuovo ridente e operosa, a Enrico Toti: non solo perché qui ha origine la sua famiglia, ma, e soprattutto perché a entrambi è toccato l’onore e il dolore di conoscere in sommo grado le devastazioni, le morti, gli orrori della guerra e con essa di tutte le guerre, e di testimoniarle con la propria vita e la propria morte.
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