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di Bruno Scittarelli
Rivolgo innanzitutto il saluto ed il ringraziamento a tutte le Autorità religiose, civili e militari qui presenti.
Un saluto ed un ringraziamento particolare:
Al Vice Sindaco della Città Gemella di Cavarzere Signora Roberta Crepaldi e ai componenti la delegazione,
-Presidente del Consiglio Comunale Maurizio Braga,
-Assessore alla Cultura Enzo Salmaso,
-Consiglieri Comunali Graziano Garbi e Paolo Poncina, -Responsabile dell’Ufficio Cultura e Gemellaggi Laila Tosin e signora Marilena Ferrati;
Alle associazioni combattentistiche e d’arma;
A tutti gli studenti
Autorità, Cittadini,
in questo giorno, in queste ore, sessantaquattro anni or sono la nostra Città veniva completamente distrutta, rasa al suolo, ridotta in polvere dal bombardamento di centinaia e centinaia di aerei, tra cui circa trecento fortezze volanti. Ma come si arrivò a tale evento? Gli alleati, il 10 luglio 1943 sbarcarono in Sicilia e iniziarono a risalire la penisola.
Monte Camino, Rocca d’Evandro e Monte Maggiore furono presi il 9 dicembre ma soltanto il 16 dicembre il 142° Reg.to della 36° Divisione USA TEXAS conquistò Monte Lungo.
Nel frattempo, l’8° Armata Britannica era avanzata lungo la sponda adriatica, attraversando il Sangro il 21 novembre, ma si dovette aspettare fino al 28 dicembre prima che i Canadesi riuscissero a cacciare i Tedeschi da Ortona. L’offensiva dell’8° Armata Britannica si arrestò e fu in questo percorso che gli Alleati cozzarono contro le difese di Cassino e della Linea Gustav.
Qui si ebbero quattro battaglie:
Con la prima e la quarta di esse si tentò di aggirare Montecassino, la seconda e la terza battaglia si svolsero invece con attacchi frontali. I due ultimi attacchi furono preceduti da un massiccio bombardamento, concentrato su bersagli precisi: il primo sull’Abazia, il secondo sulla città di Cassino. Durante i cinque mesi, da gennaio a maggio, ci fu uno strettissimo rapporto tra il fronte di Cassino e la testa di sbarco di Anzio.
Iniziò così la strana altalena tra le battaglie di Cassino e Anzio.
Verso la fine della prima battaglia, le notizie da Anzio non erano incoraggianti. Si attendeva a giorni la controffensiva tedesca su larga scala e fu ritenuto indispensabile lanciare al più presto un altro attacco contro la Città di Cassino, in un ultimo tentativo di aprirsi la strada verso Anzio e Roma, attivando in tal modo le forze tedesche lontano dalla testa di fronte.
Iniziò così la seconda battaglia.
Il generale Freyberg, comandante il Corpo Neozelandese stabilì che si attaccasse Montecassino superando la città a nord-ovest. L’attacco del 15 febbraio fu preceduto dal bombardamento del Monastero.
Vi presero parte centinaia di aerei che sganciarono tonnellate di bombe. Le rovine costituirono una forte posizione difensiva. Il bombardamento fu ripetuto il giorno seguente.
L’insuccesso della seconda battaglia mise in risalto la necessità di usare nuove tattiche.
Tuttavia non era stato effettuato alcun assalto diretto alla città e nemmeno alcun tentativo di conquistare Monte Cassino e il Monastero dal basso.
Si decise quindi di attaccare Cassino dopo un massiccio bombardamento aereo. L’attacco era stato fissato per il 24 febbraio ma le continue avversità atmosferiche lo fecero rimandare fino al 15 marzo.
Il 15 marzo, alle 8,30, le bombe cominciarono a cadere su Cassino, in tre ore e mezza 300 bombardieri pesanti e 200 bombardieri medi sganciarono 1100 tonnellate di bombe. La Città di Cassino era stata completamente rasa al suolo. Divenne una distesa desolante di macerie. Neppure un edificio restò in piedi.
A mezzogiorno, caduta l’ultima bomba, oltre seicento cannoni entrarono in azione bersagliando sistematicamente l’area di Montecassino e quella che una volta era stata la Città.
Nonostante i ripetuti attacchi, il monastero rimase in mano tedesca, il 23 marzo il Comando Alleato decise di sospendere l’offensiva e di porre termine alla terza battaglia di Cassino.
I tre tentativi per superare la linea Gustav tra Cassino e il mare, sebbene si fosse guadagnato terreno, risultarono vani.
Ad Anzio si era in una fase di stasi.
Il generale Alexander pensava che gli Alleati avrebbero dovuto avere una superiorità maggiore di uomini per avere la possibilità di sfondare le fortificazioni della Linea Gustav.
Vennero concentrati pertanto sul fronte tra Cassino e il Golfo di Gaeta l’equivalente di 17 divisioni, otto della V° Armata Americana e nove dell’8° Britannica.
Alle ore 23 dell’11 maggio 1600 cannoni aprirono il fuoco.
Il generale Anders che comandava il II Corpo Polacco decise di espugnare Montecassino e il Monastero con un attacco simultaneo a tutte le postazioni Tedesche. Dopo ripetuti attacchi, alle ore 10,20 del 18 maggio, una pattuglia del 12° Lancieri PODOLSKI issava sulle rovine del Monastero la bandiera con l’aquila polacca.
La quarta ed ultima battaglia di Cassino era terminata.
Il II Corpo d’Armata polacco aveva riportato durante le azioni circa 4.000 perdite.
Il 23 maggio, il I Corpo Canadese sfondava la Linea Hitler, più a nord della Valle del Liri, lo stesso giorno le forze alleate ad Anzio passarono all’attacco della testa di fronte.
Due giorni più tardi, il II Corpo d’Armata Americano, avanzando da Terracina, entrava in contatto con il VI Corpo americano proveniente da Anzio.
Il 4 giugno, due giorni prima dell’invasione anglo-americana della Normandia, gli Alleati entravano a ROMA.
Questa rievocazione storica non vuole avere nulla di retorico, di ritualità ma costituire un punto di riferimento essenziale per la nostra Città
Io sono fermamente convinto che rievocazioni come quella odierna, consolidano sempre più quella esigenza di trasmissione della memoria soprattutto alle giovani generazioni.
Oggi noi ci inchiniamo riverenti dinanzi alla memoria di quanti sacrificarono la loro vita sull’altare della solidarietà, della famiglia, della Patria.
Di qui forte è sorto ed è presente nei cassinati l’anelito alla pace, alla concordia tra gli uomini.
Il problema della Pace fra gli Stati e fra gli uomini e della sua organizzazione si pone come assolutamente prioritario per la continuazione di una convivenza civile e per la stessa sopravvivenza dell’umanità.
Una cultura della Pace deve informare costantemente l’agire dell’amministratore pubblico.
Nella diffusione di questa cultura una grande missione spetta ai Comuni che, vincendo con coraggio resistenze e pregiudizi, debbono incontrarsi e rendersi partecipi vicendevolmente delle proprie gravi inquietudini.
Ecco perché impegnarsi per i gemellaggi, impegnarsi cioè in un dibattito che non può essere occasionale, ma deve essere un impegno costante da parte dei Comuni, costituisce un aspetto non secondario del nostro essere pubblici amministratori, del nostro rappresentare interessi presenti e le prospettive future delle comunità che amministriamo.
La presenza della delegazione della Città Gemella di Cavarzere non è occasionale. Con essa è stato realizzato un gemellaggio che ha alla propria base le tragedie, i lutti, i sacrifici le rovine che le due comunità hanno dovuto subire a cause degli eventi bellici dell’ultimo conflitto mondiale.
Oggi la città di Cavarzere è qui presente nello spirito del gemellaggio, di cui ricorre il decennale, a testimoniare tra l’altro la solidarietà a questo territorio.
Testimonianza a cui va il ringraziamento più vivo della città di Cassino.
A riprova della vitalità, di cui il rapporto esistente tra le due comunità è permeato, questa mattina, nella Sala del Consiglio Comunale “Avv. Gaetano Di Biasio” è stato sottoscritto un protocollo d’intesa per il biennio 2008/2009 in cui sono previste iniziative volte non solo a rinsaldare ulteriormente i legami tra Cassino e Cavarzere, ma a dare nuova linfa all’affermazione degli ideali di fratellanza e di pace, ideali profondamente radicati in queste terre grazie, altresì, all’insegnamento millenario del nostro Santo Patriarca Benedetto. Grazie.
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